5) Voegelin. L'escatologia nella tradizione giudeo-cristiana.
In questa lettura Voegelin traccia la storia dell'escatologia
cristiana fino alla condanna di Agostino. [chiliasmo  sinonimo di
millenarismo].
E. Voegelin, La nuova scienza politica.

 La tensione era gi nell'origine storica del cristianesimo come
movimento messianico giudaico. La vita delle prime comunit
cristiane non risult stabile sul piano dell'esperienza concreta,
ma oscill tra l'attesa escatologica della parousia che avrebbe
realizzato il regno di Dio e l'interpretazione della Chiesa come
apocalisse di Cristo nella Storia. Poich la parousia non si
verific, la Chiesa di fatto pass da una escatologia del regno
nella storia a una escatologia della perfezione ultrastorica e
soprannaturale. Con questa evoluzione l'essenza specifica del
cristianesimo si dissoci dalla sua origine storica. Questa
dissociazione ebbe inizio gi durante la vita di Ges stesso, e fu
completata, in linea di principio, con la discesa dello Spirito
Santo a pentecoste. Tuttavia, l'attesa di un imminente avvento del
regno venne di tanto in tanto fervidamente riaccesa dalle
sofferenze delle persecuzioni e la pi grandiosa espressione di
questo pathos escatologico, l'Apocalisse di san Giovanni, venne
inclusa nel canone delle Scritture, nonostante i dubbi sulla sua
compatibilit con l'idea della Chiesa. Tale inclusione ebbe
conseguenze decisive, perch con l'Apocalisse fu accolto il
rivoluzionario annuncio dei mille anni in cui Cristo avrebbe
regnato con i suoi santi su questa terra. Tale inclusione non solo
sanzion per sempre nell'ambito del cristianesimo l'incidenza
dell'abbondante massa di letteratura apocalittica giudaica, ma
pose in primissimo piano la questione di come il chiliasmo potesse
conciliarsi con l'idea e con l'esistenza della Chiesa. Se il
cristianesimo consisteva nell'ardente desiderio di liberazione dal
mondo, se i cristiani vivevano nell'attesa della fine della storia
irredenta, se il loro destino poteva compiersi soltanto nel regno,
nel senso del capo 20 dell'Apocalisse, la Chiesa si riduceva a una
provvisoria comunit di uomini che attendevano il grande evento e
speravano che esso si verificasse nel corso della loro vita. Sul
piano teorico, il problema poteva essere risolto solo dal tour de
force interpretativo realizzato da sant'Agostino nella Civitas
Dei. In quest'opera egli liquid apertamente come ridicola
favola la credenza nel millennio e, quindi, afferr risolutamente
che il regno millenario era il regno di Cristo nella sua Chiesa
nel tempo presente, che sarebbe continuato fino al giudizio finale
e all'avvento del regno eterno nell'aldil.
La concezione agostiniana della Chiesa rimase storicamente
efficace, senza mutamenti sostanziali, sino alla fine del
Medioevo. L'attesa rivoluzionaria di una Seconda Venuta che
avrebbe trasfigurato la struttura della storia sulla terra fu
liquidata come ridicola. Il Logos si era fatto carne in Cristo;
la grazia della redenzione era stata concessa all'uomo; non ci
sarebbe stata alcuna divinizzazione della societ oltre la
presenza spirituale di Cristo nella sua Chiesa. Il chiliasmo
giudaico venne bandito insieme con il politeismo. [...] In questo
modo la Chiesa diventava l'universale organizzazione spirituale di
santi e di peccatori che professano la loro fede in Cristo, come
rappresentante della civitas Dei nella storia, riflesso
dell'eternit nel tempo. E, parallelamente, in base a questa
concezione, l'organizzazione di potere della societ diventava una
rappresentanza temporale dell'uomo, nel senso specifico di una
rappresentanza di quella parte della natura umana che si
dissolver con la trasfigurazione del tempo nell'eternit. L'unica
societ cristiana risult cos articolata nei suoi due ordini,
spirituale e temporale. Nella sua articolazione temporale essa
accettava la conditio humana senza illusioni chiliastiche, mentre
elevava l'esistenza naturale mediante la rappresentanza del
destino spirituale attraverso la Chiesa.
A completamento del quadro bisogna anche ricordare che l'idea
dell'ordine temporale aveva trovato storica concretezza nella
realt dell'impero romano. Roma fu inglobata nell'idea di una
societ cristiana mediante il riferimento alla profezia di Daniele
sulla Quarta Monarchia, all' imperium sine fine, inteso come
l'ultimo regno prima della fine del mondo. In questo modo, alla
Chiesa come rappresentanza storicamente concreta del destino
spirituale dell'uomo si affiancava, con perfetto parallelismo,
l'impero romano come rappresentanza storicamente concreta della
temporalit umana. Quindi, l'interpretazione dell'impero medievale
come continuazione di Roma fu ben pi che una vaga reminiscenza
storica: essa era parte integrante di una concezione della storia
nella quale la fine di Roma significava la fine del mondo nel
senso escatologico. Questa concezione sopravvisse per secoli nel
mondo delle idee, mentre si andavano via via sfaldando i
sentimenti e le istituzioni che ne costituivano la base. La storia
del mondo fu costruita in conformit con la tradizione agostiniana
per l'ultima volta solo da Bossuet, nella sua Histoire
universelle, verso la fine del secolo diciassettesimo, e il primo
moderno che os scrivere una storia universale in diretta
opposizione a Bossuet fu Voltaire.
E. Voegelin, La nuova scienza politica, traduzione di R. Pavetto,
Borla, Torino, 1968, pagine 178-180.
